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Rendicontazione societaria di sostenibilità: Come influenza il tuo business – con Cosimo Summa

2024-12-19 15:34

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Rendicontazione societaria di sostenibilità: Come influenza il tuo business – con Cosimo Summa

CondividIamo con voi la recente intervista su IMPRENDITORE.INFO del Dott. Cosimo Summa in materia di sostenibilità.

Condividiamo con voi la recente intervista su IMPRENDITORE.INFO del Dott. Cosimo Summa in materia di sostenibilità.

Oggi la rendicontazione societaria di sostenibilità non è più solo una questione di compliance normativa, ma un vero e proprio strumento strategico che può influenzare in modo significativo la competitività e il futuro delle imprese.

Ho approfondito questo tema con l’avvocato Cosimo Summa di MSP Mariano Summa & Partner e consulente di Partner d’Impresa, per capire come le nuove direttive europee impattino sul mondo delle piccole e medie imprese e quali passi concreti gli imprenditori possano intraprendere per trasformare la sostenibilità da obbligo a vantaggio competitivo.

In questo contesto, Cosimo ci offre una guida per orientarci tra le complessità delle nuove normative, i vantaggi di un’adeguata rendicontazione e le opportunità, anche finanziarie, che una gestione sostenibile può aprire per le PMI.

La rendicontazione societaria di sostenibilità sta cambiando il panorama delle PMI. Quali sono, secondo te, gli impatti più significativi di queste nuove regole sul business delle piccole e medie imprese?

La rendicontazione societaria di sostenibilità sta influenzando profondamente il panorama delle PMI, principalmente in due aree: la supply chain e il rapporto con il sistema finanziario.

  1. Impatto sulla supply chain: Le PMI che fanno parte delle catene di fornitura di grandi aziende devono adattarsi alle nuove direttive sulla sostenibilità, soprattutto con l’introduzione della CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive). Questa direttiva obbliga le grandi aziende a fornire dettagli non solo sulla loro sostenibilità, ma anche su quella dei loro fornitori. Ad esempio, un’azienda che produce e commercializza snack e patatine, che acquista la materia prima (prodotti agricoli) da agricoltori locali, non può limitarsi a migliorare i propri processi interni, ma deve garantire che anche i suoi fornitori seguano pratiche sostenibili. Questo spinge le PMI agricole o di logistica a certificare e migliorare la loro sostenibilità, altrimenti rischiano di perdere contratti. La catena del valore diventa, quindi, fondamentale, con un impatto diretto su come le PMI operano, investono e si organizzano per restare competitive sul mercato.
  2. Relazioni con il sistema finanziario: La sostenibilità incide anche sui rapporti con banche e assicurazioni. Le direttive CSRD (che è stata recepita con decreto legislativo 125 2024) e CRD, insieme alla regolamentazione sulla tassonomia e alle norme di Banca d’Italia, obbligano gli istituti finanziari a considerare il rating di sostenibilità delle aziende a cui erogano servizi. Per una PMI, questo significa che l’accesso al credito può dipendere dalla propria conformità ai criteri di sostenibilità. Le banche infatti preferiscono concedere tassi d’interesse più favorevoli a chi ha un alto rating ESG (ambientale, sociale e di governance) e, viceversa, impongono tassi più elevati o addirittura limitano il credito alle aziende che non sono in linea con questi standard. Le PMI che non si adeguano potrebbero quindi incontrare difficoltà di accesso al credito, con ripercussioni sulla loro capacità di investimento e sviluppo.
  3. Effetti sul mercato e obblighi di rendicontazione: Anche se le PMI non sono direttamente obbligate a redigere rapporti di sostenibilità come le grandi aziende, devono comunque rispettare alcuni standard per restare competitivi, soprattutto per accedere a finanziamenti, gare e appalti pubblici. È stato siglato un protocollo d’intesa tra il MEF, associazioni di categoria e banche, che identifica 45 indicatori che le PMI devono rendicontare. Non rispettare questi parametri può precludere loro l’accesso a finanziamenti agevolati o opportunità di business.

Quindi, anche se non c’è un obbligo formale per tutte le PMI, la pressione derivante dalla supply chain e dai requisiti di accesso ai finanziamenti e al mercato sta di fatto costringendo molte piccole e medie imprese ad adeguarsi, con una “stretta” che coinvolge gran parte del tessuto imprenditoriale italiano ed europeo.

In base alla tua esperienza, come stanno reagendo gli imprenditori?

Gli imprenditori stanno reagendo in modo vario alle nuove direttive di sostenibilità. Sebbene il tema sia diventato centrale da pochi mesi, soprattutto grazie alla pressione normativa su banche e assicurazioni, molte piccole e medie imprese appaiono ancora impreparate. Questa difficoltà dipende in parte dalla mancanza di consulenti esperti: la scarsità di professionisti qualificati rallenta l’adozione di misure concrete, lasciando gli imprenditori incerti su come rispondere efficacemente alle nuove richieste. Molti vedono la sostenibilità come un costo inevitabile piuttosto che come un investimento. La prospettiva di dover adattare la propria azienda comporta timori sull’impatto economico, e in pochi riescono a intravedere i vantaggi a medio e lungo termine. Ciò è aggravato dalla carenza di informazioni pratiche su come la sostenibilità possa migliorare la reputazione aziendale o aprire nuove opportunità, per esempio nei rapporti con grandi aziende che richiedono fornitori sostenibili.

Tuttavia, la percezione di questi cambiamenti varia molto tra gli imprenditori più giovani e quelli più tradizionalisti. Le aziende che hanno già effettuato un passaggio generazionale mostrano una maggiore apertura verso la sostenibilità: i giovani imprenditori, più abituati a ragionare in un’ottica globale, capiscono l’importanza strategica della sostenibilità. Al contrario, in molte aziende familiari ancora gestite dalle generazioni precedenti, prevale una visione incentrata sul profitto immediato, per cui la sostenibilità è vista più come una costrizione che come un’opportunità. La principale leva per convincere questi imprenditori sembra essere la minaccia di sanzioni o il rischio di controlli fiscali, piuttosto che un’adesione spontanea a un cambiamento strategico.

Ci sono opportunità di risparmio fiscale o incentivi che le imprese possono sfruttare per adeguarsi?

Le imprese possono sfruttare diverse opportunità di risparmio fiscale e incentivi per adeguarsi agli standard di sostenibilità, sia nel credito che nei finanziamenti agevolati. Una delle principali leve è l’accesso al credito green, che offre condizioni più favorevoli rispetto ai finanziamenti tradizionali. Oggi molte banche distinguono tra mutui ordinari, con tassi spesso elevati, e prodotti “green”, con tassi d’interesse più vantaggiosi per le imprese che dimostrano un buon livello di sostenibilità. Questo vantaggio riflette il fatto che la sostenibilità è ormai considerata un elemento fondamentale del merito creditizio, al pari (o anche più) della solidità patrimoniale. Essere sostenibili non significa solo rispettare l’ambiente, ma avere una governance trasparente, gestire le risorse in modo responsabile e rispettare le normative sul lavoro, creando una struttura aziendale affidabile e solida, fattori che per le banche rappresentano una garanzia di affidabilità e ridotto rischio finanziario.

Oltre al credito green, esistono vari incentivi sotto forma di finanziamenti e bandi pubblici. A livello nazionale e regionale, vi sono fondi legati alla transizione sostenibile, come quelli della Transizione 5.0, che sostengono progetti di innovazione e sostenibilità, programmi di formazione per migliorare la cultura aziendale, e incentivi per implementare modelli di welfare aziendale. Questi fondi e bandi possono supportare le aziende nelle spese per l’adeguamento sostenibile, riducendo l’onere economico del cambiamento.

Infine, la sostenibilità rappresenta anche un potente strumento di reputazione. Le imprese sostenibili possono ottenere una maggiore credibilità e accesso a nuovi mercati, posizionandosi come partner affidabili per grandi marchi e multinazionali sempre più attente alla trasparenza della propria filiera. Essere riconosciuti come fornitori sostenibili può aprire le porte a collaborazioni con aziende di spicco che cercano partner affidabili e rispettosi delle normative, e questo offre un ulteriore vantaggio competitivo.

Se potessi dare un unico consiglio agli imprenditori, quale sarebbe?

Il consiglio più importante che darei agli imprenditori è di rivolgersi a consulenti qualificati in sostenibilità per ottenere una valutazione obiettiva della propria azienda. Affrontare il tema della sostenibilità non significa necessariamente fare subito grandi investimenti o cambiamenti drastici, ma avviare un dialogo con un esperto può essere il primo passo per comprendere in modo concreto le esigenze e le opportunità della propria impresa.

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ARTICOLO PUBBLICATO SU: https://lnkd.in/deNEjxmy

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